L'importante complesso monzese ha dato origine ad una lunga serie di scritti, appunti di viaggio e ricerche sin dall'epoca della prima sistemazione piermariniana dei giardini. Da Ercole Silva che li descrive già nel 1801, a numerosi personaggi non meno famosi che decantano le bellezze e le amenità del luogo, al gruppo di esperti, infine, che recentemente ha condotto un approfondito ed esauriente studio sull'argomento.
Nei due volumi del 1984 e del 1989 sono stati affrontati ed analizzati i molteplici aspetti del più grande parco cintato d'Europa; da quello filosofico - estetico di Rosario Assunto, a quello storico - compositivo di Annalisa Maniglio Calcagno per il parco e di Gianni Venturi per i giardini, a quello botanico di Franco Catalano e di Franco Agostoni. Saggi sul territorio, sulle acque, sui ponti, sul costruito e sulle cacce completano ed esauriscono, infine, questa fondamentale ricerca che si é in gran parte avvalsa del cospicuo materiale documentario conservato presso la Sopraintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Milano.
I giardini della Villa Reale, la cui superficie é di 40 ettari circa, circondano gli edifici del complesso monzese da tutti i lati e sono divisi dal retrostante parco da una recinzione. Storicamente distinti da quest'ultimo, che fu realizzato trent'anni dopo, ne sono diventati con il tempo la naturale premessa. Da prato che dolcemente digrada a levante si apre, infatti, un cannocchiale che si perde a vista d'occhio nel parco creando continuità tra i due spazi verdi.
La conformazione planimetrica attuale rispecchia solo in minima parte il progetto originale del Piermarini che vedeva, in una sintesi tipica della cultura illuminista tardo-settecentesca, il giardino formale alla francese affiancarsi al primo esempio italiano di giardino paesaggistico, ed entrambi convivere sia con l'aspetto utilitaristico dell'arboreto del pomario e dell'orto, sia con quello scientifico sperimentale del giardino botanico.
Iniziati dall'architetto folignate nel 1778, ebbero una battuta d'arresto con la morte dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, ma la loro sistemazione si deve considerare in buona parte conclusa al momento del passaggio dell'incarico progettuale al Canonica, avvenuto nel 1797.
Orientati secondo l'asse est-ovest, i giardini formali erano caratterizzati da parterres geometricamente disegnati e comprendevano, nell'area prospicente la corte d'onore, il giardino dei frutti e delle verdure a sinistra e quello degli agrumi a destra. Le numerose piante di agrumi venivano ricoverate d'inverno nell'"Arancera", importante serra di "braccia milanesi 172", fatta costruire da Ferdinando nel 1790 e collegata alla villa attraverso la Rotonda dell' Appiani.
Oltre il corpo principale della villa, sempre lungo l'asse est-ovest, altri parterres simmetrici si distinguevano, anche per la quota, dal fulcro di questa composizione geometrica, un maestoso ninfeo con una vasca al centro. Un asse secondario, perpendicolare a quello principale, sottolineava il collegamento della Reggia con Monza; ad esso era affidata un'altra importante area del giardino formale, il Giardino delle Rose, che nei primi anni dell'800 vedrà coltivate, per merito di Luigi Villoresi, numerose varietà di questo fiore, tra cui la famosa "Rosa Mirabili Modoetiensis". Sul lato nord-est, defilato rispetto ai giardini alla francese, ecco infine l'episodio informale progettato dal Piermarini in aderenza alle nuove tendenze europee.
Egli per primo in Italia plasmò la natura secondo le regole del giardino paesaggistico ottenendo un risultato estetico tale da suscitare l'ammirazione del più attento seguace della moda ottocentesca dei giardini: Ercole Silva.
Una planimetria del complesso del 1808 circa, che reca la dicitura "Tipo dimostrante il Parco unito alla cesarea R.I. Villa presso Monza nello stato attuale", testimonia in maniera molto chiara la trasformazione radicale sùbita dai giardini in seguito all'intervento di Luigi Canonica.
I parterres alla francese ed il ninfeo, nella parte posteriore della villa, lasciano il posto ad una nuovo giardino che altro non é se non il naturale ampliamento dell'episodio inglese del Piermarini. "Vi ha combinati i giardini in un sol carattere" dice infatti il Silva descrivendo nel 1813 la Reggia monzese. La scarpata, che geologicamente divideva i giardini di levante in due zone, si trasforma in un piano inclinato. "Avanti il palazzo il terreno erboso scende con dolce pendìo e grandemente si diffonde, percorso da sinuosi sentieri e penetrato ed interrotto da differenti massicci di piantagioni diverse".
Anche i giardini formali prospicenti la corte d'onore subiscono modifiche diventando simmetrici rispetto all'asse principale, "regolari giardini di aranci, di fiori e di frutti, divisi da vaghe cancellate".
Alcuni anni più tardi, nel 1829, un "Disegno planimetrico degli Imperial Regi Giardini circostanti l'I.R. Palazzo presso Monza" testimonia il continuo riaffermarsi del giardino paesaggistico con l'ulteriore trasformazione di una zona a disegni geometrici in prati e sentieri curvilinei. Sempre a nord, dietro l' "Arancera", un'ampia area viene destinata alla scuola botanica.
Siamo ormai ritornati in piena epoca austriaca ed il Viceré Ranieri, che risiede a Monza dal 1818, da grande appassionato di scienze naturali, promuove e stimola intense attività legate alle sperimentazioni botaniche, alla cura ed alla coltivazione di un numero molto elevato di specie rare, dando vita ad un vero e proprio orto botanico. Da un catalogo compilato da Giuseppe Manetti, direttore dei Giardini Reali, come aggiornamento di due precedenti elenchi, risulta che le numerose serre contenevano ben 1700 generi botanici, 7800 specie e 1400 varietà, per un totale di 9000 unità. Un numero talmente elevato ed una qualità tale da suscitare l'ammirazione e la lode della Commissione incaricata di visitare "l'Orto Botanico annesso all'Imperial regia Villa presso Monza", che nel rapporto del settembre del 1844 "...propone siano tributati ben giusti elogi all'abile direzione ed allo zelo indefesso del sig. Manetti".
Nei prati, la cui particolare cura si può desumere dalla presenza di diverse specie di Agrostis, Eragrostis, Festuca, Lolium e Poa, si innalzano imponenti piante esotiche quali il Baobab, la Sequoia sempervirens , l'albero della Gomma (Ficus elastica Roxb), il Cedro dell'Himalaya (Cedrus deodora L.), il Ginko biloba L. e tanti altri ancora.
Piante dai fiori intensamente colorati, come le azalee, le camelie, le rose e le ortensie si affiancavano a collezioni di piante della Nuova Olanda, orchidee, piante alpine e piante officinali. Infine, accanto a queste coltivazioni, che in gran parte uscivano dalle serre per la decorazione e la manutenzione dei giardini, grande rilevanza estetica e quantitativa aveva la ricca produzione di verdure, agrumi, ananas e frutta. Il tutto, come già accennato, nel rispetto della tradizione illuminista lombarda che sapeva "cogliere la bellezza utile dei frutti e delle piante".
Alla metà dell'800 la villa diventa residenza di campagna di Umberto I perdendo la sua originale funzione di rappresentanza e assumendo da allora un ruolo "privato".
La Scuola di Botanica viene chiusa e per i giardini inizia una fase di stasi. La morte del Re, avvenuta nel 1900, ed il conseguente abbandono della villa contribuiscono a cancellare definitivamente l'immagine di grandiosità, fasto ed operosità dei Regi Giardini.
Nella prima metà del 900 si effettuano ulteriori interventi nell'area prospicente il palazzo, viene eliminato il viale d'ingresso lungo l'asse principale e vengono realizzati due specchi d'acqua con aiuole. l'area destinata alla coltivazione degli agrumi é successivamente trasformata nell'attuale roseto, curato dall'Associazione Italiana della Rosa; l' "Arancera" di Ferdinando é stata di recente sistemata come sede espositiva.
Mentre tutta l'area destinata a giardino formale, come si é visto, ha sùbito interventi tali da essere ormai un vago ricordo, i giardini all'inglese del Piermarini e del Canonica sono giunti quasi intatti sino a noi. Concessi in uso nel 1921 ai comuni di Milano e di Monza, sono aperti al pubblico e sono gestiti da una Commissione Amministratrice Paritetica costituita nel 1934.
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