Anno di nascita: 14 settembre 1805
Promotore: Eugene de Beauharnais
Progettista: Luigi Canonica
"...un giorno, appunto col Piermarini... trovossi Ferdinando in una piccola cassina di proprietà della famiglia Caronni di Monza.
Gli piacque quell'orizzonte, ed a miglior esperienza montò su di un carro, che per i lavori agresti ivi si trovava, e veduta la deliziosa prospettiva de' coli briantei, e più lontano i monti de' laghi di Como e Lecco, che vanno con l'occhio perdendosi in vasta pianura, innamoratosi del sito decise che si erigesse pei principi Vicerè, un sontuoso palazzo, sotto il bel cielo di Monza..."
Il progetto
Il Parco di Monza nasce grazie a Eugene de Beauharnais il quale, verso i primi dell''800, su modello dei grandi parchi francesi come quello di Versailles, avvia il grande progetto per l'ampliamento del complesso della Villa e giardini.
La prima testimonianza è riportata nel III Statuto Costituzionale del giugno 1805 in cui si parla di una considerevole cifra di lire milanesi, destinata alla "costruzione delle due tenute di Monza e del parco del Ticino". Nel settembre dello stesso anno viene emanato un decreto imperiale per la costruzione del parco nel territorio monzese, allo scopo di farne una tenuta agricola e di caccia.
In quegli anni Luigi Canonica, di origini svizzere, già allievo del Piermarini, era architetto "Nazionale" della corte francese e così venne incaricato della progettazione dell'opera, considerata da lui stesso in una lettera, come una "straordinaria incombenza".
Il nuovo parco, si estende verso Nord, quasi a lambire i primi rilievi collinari brianzoli. Vengono comprati i terreni, vasti circa 5 Kmq, dai proprietari locali, principalmente la Chiesa e famiglie nobili come i Durini ed i Gallarati Scotti. L'acquisizione dei terreni avviene in tre riprese, dal 1805 al 1808, procedendo subito dopo, alla costruzione del muro di cinta, utilizzando, tra l'altro, i resti delle mura medievali della città.
Intorno al 1808 il Parco di Monza diventa così il più esteso parco cintato d'Europa, con un muro di recinzione lungo 14 km.
All'interno della cinta muraria furono compresi campi agricoli, strade, cascine, ville e giardini preesistenti ed ora facenti tutti parte del complesso, quasi un compendio del territorio agricolo lombardo.
Il significato di tale operazione era soprattutto politico, infatti la costruzione di un parco come Versailles avrebbe provocato malcontento nella popolazione locale, mentre il Parco di Monza, mantenuto a tenuta agricola, con le serre botaniche, gli orti ed i frutteti, venne in parte giustificato.
Il Canonica modella e modifica le strutture esistenti, abbatte le cascine di "cadente struttura" e preserva invece i complessi paesaggistici importanti come le ville Mirabello e Mirabellino, trasformandoli ed arricchendoli.
Realizzò insieme all'ingegnere Giacomo Tazzini, che terminò l'opera iniziata dall'architetto luganese, e il capogiardiniere Luigi Villoresi, una serie di rettilinei che mettevano in comunicazione i punti principali, formando delle vedute prospettiche dette "cannocchiali". Introdusse colture specializzate, alberi di pregio. La varietà del terreno permise diverse coltivazioni, tradizionali e sperimentali, c’erano campi con gelsi per la coltivazione dei bachi da seta, frutteti, vigneti e boschi come il "Bosco Bello", ma anche una grande quantità di piante esotiche, la Robinia, la Quercia rossa, l'Ailanto ed il Ciliegio tardivo, sistemate da Luigi Villoresi.
Furono individuate tre zone principali, corrispondenti ad ambienti naturali diversi:
- la zona vicina alla Villa, a Sud, mantenuta a giardino e campagna aperta;
- la zona a Nord, sicuramente la più indicata allo scopo, venne piantumata a bosco, il cosiddetto "Bosco Bello", funzionale soprattutto alla caccia;
- la fascia lungo il fiume Lambro, in posizione inferiore rispetto alle Ville ed alla parte agricola centrale, mantenuta con vegetazione riparia da zona umida.
Per collegare le diverse zone del parco, Canonica creò un asse principale Nord-Sud, il viale Mirabello ed il suo proseguimento, il viale del Gernetto, che porta sino al "Rondò della Stella", al centro del Bosco Bello. Trasversalmente a tale viale una rete di viali secondari distribuisce i percorsi in tutto il parco.
Grande attenzione fu data agli allevamenti degli animali da liberare nel parco per la caccia. Venne creato un vasto serraglio per i cervi, all'interno del bosco bello, verso Lesmo, mentre alcune cascine furono adibite ad allevamento di fagiani. Per impedire poi agli stessi animali di fuggire furono realizzate due cancellate per chiudere l'ingresso e l'uscita del fiume Lambro.
La gestione
Il periodo che va dal 1807 sino al 1900, vide il succedersi di numerosi fruitori e gestori del parco, che, pur sfruttando la struttura, mantennero il parco intatto.
Nel maggio 1814 rientrarono a Monza le truppe austriache e nel 1814 Ranieri, nominato Vicerè, entrò in possesso della Villa e del parco. Come azione politica, per incontrare il favore popolare, il parco fu aperto al pubblico, ma solo in orari prestabiliti, "tutte le domeniche dal mezzo tocco all'Ave Maria della sera".
In realtà, dal 1820 al 1860, la gestione amministrativa asburgica fu improntata alla ricerca della completa autosufficienza economica e comunque della massima redditività, il tutto migliorando ed arricchendo, se possibile, la struttura.
All'interno del parco esistevano delle vere e proprie "aziende", tra cui i "regi vivai" che, oltre a servire il Parco, operavano in proprio e vendevano le piante a terzi. I prodotti agricoli, tra cui l'uva e le foglie di gelso per la bachicoltura, venivano sfruttati e venduti. Persino le foglie secche ed i ceppi morti (da estirparsi a cura dell'acquirente) avevano un prezzo di vendita. Un aspetto a sè era infine rappresentato dai boschi, che erano esclusi da qualsiasi forma di affitto e dipendevano strettamente dall'amministrazione Reale.
L'amministrazione provvedeva all'organizzazione della tenuta agricola e di caccia secondo procedure e regolamenti scritti molto precisi e severi. Il territorio del parco era diviso in appezzamenti (colonie) e dato in gestione ad affittavoli che pagavano il canone parte in danaro e parte in "natura". Anche per tale rapporto esisteva un apposito regolamento.
Le pene per i trasgressori ai regolamenti erano molto elevate e venivano applicate con severità "asburgica". E' riportato il caso, per esempio, di un bracconiere, colto sul fatto mentre catturava per mezzo di una trappola, un fagiano all'interno del parco, che viene rinchiuso in galera per dieci giorni e, di seguito, immediatamente spogliato di tutti i suoi averi e sfrattato dalla casa e dai campi con tutta la famiglia.
Una serie di prodotti furono introdotti nel parco a scopo di sperimentazione agricola. Sappiamo ad esempio di coltivazioni di lupini e di produzione di olio di oliva, con un torchio alloggiato presso il Mirabello.
Nell'agosto del 1858 il parco fu chiuso nuovamente al pubblico, in vista di un programma di trasformazione radicale per cui gli austriaci pensavano di ridurre, sull'esempio dei grandi parchi tedeschi, la tenuta agricola in area naturale con solo prati e boschi, lasciando liberi gli animali.
Il progetto sfumò e nel 1860 il parco passò alla famiglia Savoia che lo riaprì al pubblico nel 1864.
Umberto I di Savoia soggiornò a lungo a Monza, soprattutto per la vicinanza di una donna da lui amata, la contessa Litta, la cui villa in Vedano era confinante con la tenuta reale. Grazie al sovrano, il parco mantenne il suo primitivo splendore sino al 29 luglio del 1900, quando Umberto venne ucciso proprio davanti alla Villa Reale.
Il XX secolo
Il figlio di Umberto I, Vittorio Emanuele III, non amava la tenuta monzese, forse perchè rievocava la morte del padre e così se ne disinteressò , cedendola, nel 1919, all'Opera Nazionale Combattenti. L'istituzione, cercando di trarne un profitto immediato, propose soluzioni progettuali, mai realizzate, tra cui la costruzione di una "città giardino all'interno del parco" con strade, case, campi sportivi ed attrezzature ricreative.
Nel 1920 il Parco fu ceduto ad un consorzio formato dai Comuni di Milano, di Monza e dalla Società Umanitaria. A sua volta il consorzio concesse a terzi, parti consistenti del parco, contribuendo al definitivo declino del grande parco originario.
L'Autodromo
Nel 1922 la SIAS (Società per l'Incremento dell'Automobilismo) ottenne in concessione 370 ettari costituenti la quasi totalità delle aree boscate settentrionali del parco. Nel tempo record di 100 giorni fu edificato l'Autodromo.
L'Ippodromo
Sempre in quegli anni, nel febbraio del 1922 fu data in concessione alla SIRE (Società Incremento Razze Equine) parte dell'area centrale del parco, circa 100 ettari tra le ville Mirabello e Mirabellino, per costruire un ippodromo, su modello di quelli francesi ed inglesi. Le tribune e tutti i fabbricati accessori furono costruiti in legno, per meglio integrarsi con il verde. Chiusa alla fine degli anni '70, la struttura ha subito un rapido degrado, culminato con l'incendio che ha distrutto completamente le tribune.
Il Campo da Golf
Nel 1929 un'altra porzione consistente del parco, nella parte settentrionale, fu ceduta per la costruzione del campo di golf. Inizialmente il campo, uno dei primi in Italia, era costituito da 9 buche, subito portate a 18, ricavate tra i boschi secolari del parco, mentre la "club-house" era alloggiata nella ex Fagianaia, ristrutturata dall'arch. Portaluppi (oggi ristorante S.George Première).
Nel 1958 il campo fu ulteriormente ampliato e spostato verso Nord, aumentando le buche a 27 e costruendo, su progetto dell'arch. Vietti, la nuova club-house.
Sempre negli anni '50 il parco diventa contenitore ideale per molteplici iniziative, per fortuna non riuscite. Si pensò, per esempio a tagliare in due il Parco con una superstrada di collegamento tra Milano e la S.S. 36 dello Spluga o alla creazione di un laghetto balneare modificando il corso del Lambro; alla costruzione dello stadio di Monza, da posizionarsi a fianco della Villa Reale, o addirittura alla realizzazione di un parco giochi con giostre e baracconi.
Furono invece realizzati il Tennis-club e la pista di hockey, con l'entrata a fianco della Villa, mentre, in prossimità della villa Mirabello, sino al 1990, trova sede il Polo Club monzese.
Nel 1996, a seguito di alcuni interventi di messa in sicurezza della pista dell'autodromo, la Regione Lombardia, in collaborazione con i Comuni interessati, il Parco della Valle del Lambro e la Sovraintendenza ai Monumenti di Milano, ha messo a punto e finanziato un programma triennale di interventi straordinari per la riqualificazione del parco e delle strutture in esso contenute, che prevede, tra l'altro, il risanamento dei boschi, il restauro delle ville e cascine storiche, la creazione di nuovi parcheggi all'esterno dell'area ed il miglioramento della fruizione del parco.





