Il Parco di Monza con i Giardini della Villa Reale rappresenta l'unica oasi , un sicuro rifugio, per tante specie animali e vegetali.
In particolare per quanto riguarda la botanica, il Parco ha avuto Il Parco continui arricchimenti fino al 1923, grazie all'opera del Villoresi (primo responsabile della gestione del giovane parco).
Il Villoresi è noto soprattutto per le qualità ed il numero delle piante esotiche introdotte, per le quali il Parco divenne in breve famoso.
Il catalogo del Rossi riporta una tale ricchezza di specie vegetali da rimanerne meravigliati.
La superficie totale del Parco con i Giardini è di 7.325.000 mq. di cui 3.260.000 a bosco ed il resto a prato.
La flora
- Quercia
- Carpino
- Ciliegio
- Platano
- Faggio
- Ippocastano
- Tiglio
La specie più diffusa all'interno dei boschi è la Farnia (Quercus robur), specie principe dell'antica foresta planiziale lombarda, sovente ibridata con altre specie quercine, in particolare la Rovere (Quercus petraea).
Altri alberi tipici locali molto diffusi nei boschi del Parco sono gli Aceri (Acer campestre e pseudoplatanus), il Carpino bianco (Carpinus betulus) ed il Frassino (Fraxinus excelsior).
Accanto agli alberi citati sono molto rappresentate alcune piante esotiche, provenienti da altri continenti, tra cui si segnalano per la loro diffusione la Robinia (Robinia pseudoacacia) e la Quercia rossa (Quercus rubra); l'Ailanto (Ailanthus altissima) ed il Ciliegio tardivo (Prunus serotina) per la loro capacità infestante.
Nei Giardini della Villa Reale le specie presenti sono molte, di varie dimensioni e provenienza, impiantate per ottenere risultati estetici pregevoli ( e per..."stupire").
Si ricordano i Cedri (Cedrus spp.), il Faggio (Fagus sylvatica), le Magnolie (Magnolia spp.), le Sequoie (Sequoia spp.), la Gingo (Ginkgo biloba). L'albero più utilizzato per i filari è il Tiglio (Tilla spp.), presente con diverse specie sia autoctone che esotiche; ben appresentati sono pure il Platano (Platanus hybrida), l'Ippocastano (Aesculus hippocastanum) e la Quercia rossa (Quercus rubra).
Molti sono i parassiti che colpiscono le piante, alcuni di essi sono specifici, cioè attaccano una sola specie o più specie simili fra loro, mentre altri sono generici ed aggrediscono specie anche molto diverse, per questo da qualche anno si curano alcune patologie come la Cameraria ohridella, un microlepidottero che si sviluppa sulle foglie degli ippocastani.
Negli ambienti naturali un gran numero di parassiti viene controllato da predatori evolutisi parallelamente ad essi, mentre negli ambienti molto antropizzati la semplificazione e l'artificializzazione dell'ecosistema non ne permettono la sopravvivenza cosicché le "malattie" si manifestano con maggior facilità.
Fra i parassiti che colpiscono più specie di piante, ricordiamo gli insetti defogliatori come la Limantria e quelle che scavano gallerie nel legno come, Cerambicidi, Scolitidi, un patrimonio scientifico-naturalistico di grande importanza.
Numerosi studi sugli aspetti naturalistici del Parco hanno evidenziato la presenza di oltre 400 specie fungine, alcune delle quali di particolare importanza, circa 90 specie di uccelli, una decina di micromammiferi e alcune specie erbacee molto pregiate.
Si ritiene che il numero di piante d'alto fusto presenti nel Parco superi le 100.000 unità.
La fauna
Il Parco di Monza nacque con due scopi precisi: farne una tenuta modello, dove si potevano sperimentare le più varie colture e, al tempo stesso, un luogo dove era diffusa la caccia al cervo, alla volpe e al capriolo.
Abbandonate le cacce reali e terminata la funzione di podere modello, oggi la presenza di animali oggi si limita a:
- per gli uccelli, Fagiani, Tortore, Colombacci, Gallinelle d'Acqua, Cornacchie Grige, Merli, Cincie, Civette e dell'Allocchi e molti altri volatili che si possono incontrare nelle campagne lombarde.
- tra i mammiferi, Ghiri, Ricci, Lepri, Conigli selvatici e anche se limitata, Volpe della Donnola.
Tra i volatili va segnalata la presenza di una specie di grande valore quale il picchio rosso minore.
La popolazioni di allocchi - su cui sta lavorando l'università di Pavia da alcuni anni - è, per densità, una delle principali d'Italia e d'Europa.
I bucaneve: annunci di primavera
Questa piccola pianta delicata, con fiori penduli bianchi, è ampiamente presente nei boschi del Parco.
La si può vedere alla fine dell'inverno costeggiando le rive del Lambro.
Il bucaneve evita la stagione calda entrando in dormienza d'estate invece che d'inverno. Il bulbo forma nuove radici in autunno, le foglie e i graziosi fiori bianchi compaiono molto presto a primavera. La pianta si secca poi d'estate.
Vi sono molte specie di bucaneve: i più comuni sono il Galanthus nivalis (nella foto a sinistra) e il Leucojum vernum (foto sotto).
Sono fiori tipici dell'ambiente alpino. Allora viene spontaneo il domandarsi come mai si possano rinvenire nel sottobosco del Parco. Si tratta di presenze storiche risalenti all'era glaciale e per questo rivestono una considerevole importanza botanica.






