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La Corona Ferrea

Corona FerreaInterno del Duomo di Monza

La Corona ferrea o del Ferro, è un diadema formato da sei lamine d'oro rettangolari e unite da cerniere.
E' adornata da 46 gemme, poste all'interno di una raffinata lavorazione floreale a sbalzo in oro smaltato, mentre l'interno della corona ha una sottile lamina di ferro che secondo la leggenda sarebbe stata forgiata con uno dei chiodi della crocifissione di Gesù.
Fu usata per incoronare re ed imperatori, da Carlo Magno a Ottone I, da Berengario nell'888, a Enrico IV nel 1081. In seguito furono incoronati Federico I il Barbarossa nel 1158, Arrigo VII nel 1311, Carlo V nel 1530, Napoleone I nel 1805 e Ferdinando I d'Austria nel 1838. Portata a Vienna nel 1859, fu restituita all'Italia nel 1866 e conservata nella cappella di Teodolinda all'interno del Duomo di Monza.


Le origini e la storia della Corona ferrea

Le origini di questo diadema sono incerte.
A mano a mano che si procede a ritroso nella vicenda millenaria della Corona ferrea, i contorni del sacro diadema del Regno Italico si fanno sempre più sfumati. In un momento imprecisato e per un motivo altrettanto misterioso esso cambia persino di forma e la storia, lentamente, si confonde con la leggenda sino a diventare mito.

E' una tradizione quella che riporta che sant'Ambrogio, nell'elogio funebre per l'imperatore Teodosio tenuto a Milano nel 395, disse che Elena, madre di Costantino, cercò e trovò i chiodi della crocefissione e con uno fece un diadema per il figlio ("diadema intexuit"). Ciò sarebbe avvenuto nel XIII anno del pontificato di san Silvestro (326 d.C.): da allora "il Santo Chiodo è posto sul capo degli Imperatori".
Carlo Bertelli riconosce una antica raffigurazione della Corona Ferrea nel sant'Ambrogio di Milano, su uno dei frontoni del ciborio, dove la mano di Dio la posa sul capo di un vescovo, affiancato dagli imperatori Ottone I e Ottone II, che gli rendono omaggio. Ancora secondo Bertelli, nella lunetta del portale maggiore del Duomo di Monza, la regina Teodolinda porgerebbe a san Giovanni Battista proprio la Corona ferrea.
Ma il diadema in realtà è tardoantico, realizzato nel V secolo probabilmente a Costantinopoli.

Non si può comunque considerare la storia della corona senza porla in relazione con quella di Monza, come "sede del Regno" per il legame strettissimo con esso, forse dal tempo di Teodorico, ma soprattutto da Teodolinda. E ovviamente, la storia della corona e la storia di Monza non possono prescindere dalla presenza della Basilica di san Giovanni Battista fondata nel 595 dalla regina dei Longobardi.
Il sorprendente collegamento di Monza con le vicende del Regno ha radici molto lontane nel tempo: il palazzo di Teodorico, prima, quello di Teodolinda, poi, e accanto a questo la cappella palatina e in essa il tesoro e le corone, tutti simboli del potere regio. Ed è nella suggestione evocativa della regalità testimoniata dalle corone, specie nel Medioevo, che risiede il fascino di Monza.

Il mito della città regia nasce quindi prima di quello della Corona ferrea e si consolida nel tempo grazie all'attività di amministrazione delle terre regie svolta accanto al san Giovanni. E se le incoronazioni in età postcarolingia avvenivano in Pavia, non vi è dubbio che dopo la distruzione del palazzo pavese del 1024 Monza assunse un ruolo primario nel Regno d'Italia. E' inoltre verosimile che l'incoronazione italiana del re di Germania rivestisse un significato giuridico di presa di possesso del regno.


La Corona ferrea simbolo del regno italico

Ma quali furono i primi re incoronati a Monza e con quale corona? La tradizione secondo la quale i re d'Italia dovevano essere incoronnati dall'arcivesvovo milanese si afferma a partire dall'XI sec.
Negli anni Trenta del XIII sec. la corona del Regno viene identificata con una corona detta "ferrea".

All'inizio degli anni Sessanta dello stesso secolo essa viene collocata a Monza, da un cronista non lombardo, serio e scrupoloso: Rolandino di Padova.
Infine, i diritti dell'arcivescovo milanese, di Milano e di Monza sulle incoronazioni sono indicati con chiarezza nelle fonti a proposito dell'incoronazione di Enrico VII, del 1311, e di Carlo IV, del 1356.
Ma le origini della tradizione del legame di Monza con le incoronazioni sono sicuramente anteriori al 1128, quando Corrado di Svevia è incoronato a Monza e successivamente in sant'Ambrogio dall'arcivescovo di Milano: riguardo ai luoghi, le fonti contemporanee non fanno pensare a un'innovazione. L'affermazione del potere vescovile in Milano, e sull'Italia nordoccidentale tocca il vertice con Ariberto d'Intimiano, che nel 1026 incorona Corrado II re d'Italia e nel 1027 ottiene dal papa e dal novello imperatore l'affermazione solenne dei diritti dell'arcivescovo milanese in materia di incoronazioni.

Un altro arcivescovo di Milano, Arnolfo III di Porta orientale, nel 1093 incorona Corrado, figlio ribelle di Enrico IV, legato alle città di Milano, Piacenza e Cremona che sostennevano il papa: Corrado ottiene la legittimazione ad agire nel Regno d'Italia e Arnolfo recupera alla diocesi parte del prestigio perduto. Ancora, nel 1128, Anselmo V della Pusterla incorona Corrado di Svevia, nipote di Enrico IV morto senza eredi diretti. In questo caso il Comune di Milano l'interlocutore con cui Corrado tratta le condizioni dell'incoronazione che, come testimonia il cronista milanese Londolfo Iuniore, avviene prima a Monza e poi a Milano.

Se quindi non fu scelta Milano per la prima cerimonia di incoronazione di Corrado di Svevia, nonostante il Comune fosse teso ad affermare la grandezzza delle tradizioni civili e religiose, fu perchè vi erano precedenti a Monza e le fonti attestano l'unico precedente del 1093. Ma anche in questo caso la scelta di Monza non poteva che rispondere al desiderio di non discostarsi da una tradizione che ci riporta ad Ariberto e Corrado II.

Perchè Ariberto avrebbe scelto Monza? Perchè già residenza regia, per la presenza delle corone, perchè da un secolo sottoposta al controllo degli arcivescovi milanesi e perchè il luogo gli fu assai caro. Quanto alla corona, la scelta per le cerimonie successive cadde sulla Corona ferrea in seguito a una ricerca storica che attestava la tradizione che la legava al Regno e inoltre la sua forma originaria a otto plache aveva un particolare significato nella simbologia medievale, soprattutto a Milano.

E' nota, successivamente, la consuetudine dei Visconti con il Duomo di Monza nelle strategie di radicamento nel tessuto sociale attivate dopo la battaglia di Desio (1277), che li vede prevalere sulla fazione sino ad allora dominantedei Della Torre. Un Visconti, Matteo, promuove la ricostruzione del Duomo nel 1300 e ancora Matteo riscatta nel 1319 tesoro e corona impegnati dai Torriani 44 anni prima; un altro Visconti, l'arcivescovo Giovanni, nel 1345, ottiene il ritorno del Tesoro da Avignone. Quindi, se le lunghe assenze nella prima meta del secolo comportano l'eclissi della Corona Ferrea - che Enrico VII cerca per la sua incoronazione del 1311, ma non trova e non fa forgiare una di ferro, classicheggiante - tornato il Tesoro nella sua sede legittima, i Visconti promuovono la riaffermazione del Duomo, come sede di incoronazioni e del ruolo della corona.

Nel 1353 il tesoro viene restaurato, nel 1355 Carlo IV è incoronato in sant'Ambrogio con la 'Sacra corona del ferro' - dove Matteo Villani dà questa nuova sottolineatura - e il giorno successivo all'incoronazione il papa nella lettera ai patriachi di Grado e Aquileia ribadisce con forza il ruolo della corona e del Duomo. Successivamente compare nella basilica monzese il pulpito di Matteo da Campione con la grande rappresentazione di una scena si incoronazione, che si ricollega esplicitamente a tale funzione. Poco dopo la conclusione del celebre ciclo pittorico della cappella di Teodolinda, che clebra il passaggio dinastico dai Visconti agli Sforza, Federico III d'Asburgo riceve a Roma dal papa la Corona Ferrea (1453).

Prima dell'incoronazione di Carlo V trascorrono quasi quattro mesi dall'ingresso trionfale dell'imperatore in Bologna, dove è atteso da Clemente VII. Nel frattempo, Antonio de Leyva, feudatario di Monza, aveva raccolto negli archivi di Milano e di Monza la documentazione che certificava l'autenticità della corona come simbolo del Regno di Lombardia, che dava notizie sulla liturgia seguita in passato e che confermava le prerogative accettano che l'incoronazione avvenga a Bologna, ma chiedono che a Monza siano riconosciuti benefici a discrezione del sovrano. Il 22 febbraio 1530, nella cappella del Palazzo pubblico, la Corona Ferrea viene conferita dal papa Carlo V, mentre in piazza Maggiore risuonano le scariche delle compagnie di archibugieri e si urla 'viva il re di Lombardia'.

Si deve attendere sino al gennaio 1805 prima che un altro imperatore decida di assurgere a re d'Italia. Napoleone I, spinto da qualche lettura o conversazione, detta una direttiva: "L'antica corona dei re di Lombardia deve trovarsi a Milano, l'imperatore la sovrapporrò alla corona imperiale". Così a Milano il 26 maggio, il Bonaparte, secondo un cerimoniale previsto, entra solennemente in Duomo vestito da re d'Italia e, al momento dell'incoronazione, prende la Corona Ferrea dall'altare, la guarda, se la pone sul capo dicendo "Dio me l'ha data, guai a chi la toccherò".

L'incoronazione di Ferdinando I, imperatore d'Austria, con la corona dei re d'Italia, risponde all'esigenza della Concelleria viennese di restituire prestigio e consenso all'occupazione del Lombardo-Veneto: la cerimonia ha luogo il 6 settembre 1838 in Duomo a Milano.

Altro significato avrà per i Savoia la Corona Ferrea recuperata dall'esilio viennese il 4 novembre 1866, grazie agli accordi di pace con l'Austria: il conflitto tra Stato e Chiesa e le cannonnate di Porta Pia "impediscono la sola ipotesi di un carisma religioso" all'incoronazione di Vittorio Emanuele, che assume il titolo di re d'Italia per voto parlamentare. Nel 1883, Umberto I, con Regio Decreto, conferma alla corona il "sacro carattere di reliquia" e "quello importante d'interesse nazionale" affidandone la custodia alla Basilica di Monza. E nella basilica rimarrò fino al regicidio del 29 luglio 1900, per accompagnare il "re buono" nell'ultimo viaggio.

 

 
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