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Ville Mirabello e Mirabellino

Villa MirabelloMirabello e Mirabellino: "Gioie - Delizie - Cultura"

La salubrità  del territorio lambito dal Lambro, l'importanza che ebbero le sue rogge ed i fontanili per lo sviluppo  dell'agricoltura, la vicinanza alle grandi aree urbane, furono i fattori che  permisero la fioritura di ville e cascine in questa area, costruite a partire dal 1400 fino alla fine dell'800.

Il doppio ruolo ricoperto da queste  ville, quello di casa di svaghi e delizie e quello di residenza legata alla  conduzione dei fondi, fu comunque espressione della potenza economica e politica  del proprietario. Durante la prima metà  del '400, un'ordinanza viscontea che  obbligava chiunque fosse proprietario di un fondo di piantare 5 gelsi per ogni  100 pertiche di terreno, trasformò la zona della Brianza, e Monza in  particolare, in un fiorente luogo di coltura dei bachi da seta permettendo così lo sviluppo della lavorazione di essa.

Durante la dominazione spagnola, 1535-1648, Monza divenne feudo dei De Leyva.

Gli spagnoli che stavano attraversando il loro "Siglo de oro", manifestarono potenza e magnificenza attraverso la costruzione di un fastoso castello, sulle cui rovine sorse poi villa Mirabello, potenza e grandezza che sembrò ancora maggiore a causa delle terribili epidemie di peste che invasero la città , e dalla miseria in cui vissero la maggior parte dei cittadini, gravati dalle pesantissime tasse imposte  da questi dominatori.

Nel 1648 la contea monzese divenne proprietà  dei  ricchi banchieri milanesi Durini, i quali entrarono così a far parte dell'alta aristicrazia.

Per mostrare il loro potere i Durini fecero ergere sulle fondamenta del castello dei De Leyva una bellissima villa con grandi saloni per le feste e per i ricevimenti, denominata, per la sua posizione scenografica e panoramica, "Mirabello". La sua struttura ad U aperta verso il paesaggio fluviale, con corte d'onore ha una grande rilevanza dal punto di vista strutturale, perchè segna il passaggio tra la tipologia del palazzo di campagna  chiuso fra mura, tipico del 4-500, e il nuovo concetto di palazzo-villa aperta verso uno scenografico giardino o parco. In ogni caso la planimetria denota una  forte accentuazione del corpo di fabbrica centrale, intorno al quale si sviluppa tutta la villa. Monumentale è lo scalone a due rampe, posto nell'atrio d'ingresso, con balaustra in pietra massiccia molto elaborata con foglie arabescate, tipica lavorazione barocca.

Il salone centrale, un tempo utilizzato come salone da ballo, occupa l'altezza di due piani; al piano superiore una balconata è posta lungo tutto il perimetro e serviva sia come  luogo di passaggio per accedere alle camere che come tribuna d'onore per  assistere al ballo; le pareti erano interamente affrescate, ora purtroppo sono in un pietoso stato di degrado; il soffitto a volta, ha un medaglione centrale polilobato nel quale sono dipinti personaggi allegorici e putti danzanti; tale affresco, come altri presenti nella villa, sono attribuiti al pittore piemontese  Cucchi.

Villa MirabellinoLa villa era circondata da giardini all'italiana con statue e  giochi di prospettive.

Il conte Giuseppe Durini, committente della villa, non riuscì a vedere l'opera compiuta in quanto morì nel 1671, 4 anni prima del termine dei lavori. Erede della villa divenne il nipote Gian Giacomo (1647-1707), figlio del fratello maggiore Giovanni Battista che a sua volta  lasciò la villa in eredità al figlio cadetto Giuseppe. Costui trasmise l'eredità ai figli Carlo e Pier Angelo Maria; quest'ultimo divenne cardinale e fu anche l'artefice degli splendori della villa Mirabello facendola divenire nella  seconda metà del 1700, luogo di cultura, di delizie, di incontri mondani. Questa villa ospitava talmente tanti intellettuali, filosofi, uomini politici,  diplomatici e finanzieri di tutta europa che il cardinale decise di affiancare alla villa un'altra costruzione che avesse la funzione di villa di rappresentanza per ospitare i suoi numerosi invitati, una specie di dependance da godere maggiormente durante la stagione estiva e adatta anche ai concerti.

Nel 1776 il cardinale Pier Angelo Maria Durini incaricò l'architetto Giulio Galliori di realizzare la villa Mirabellino. Il luogo scelto per la sua  costruzione fu una collinetta non lontana da villa Mirabello, e posta in una posizione scenografica tanto da essere considerta un belvedere. Le due ville erano collegate tra loro da un viale di carpini modellati a forma sferica. Mirabellino venne costruita secondo lo stile definito "barocchetto teresiano" ,  di questo stile, dopo i numerosi rimaneggiamenti è rimasto ben poco. Oggi si  presenta come una costruzione tipicamente neoclassica, ha un corpo ad U con ali abbassate aperte verso Ovest. La facciata Est è posta verso la valle del Lambro  ed il giardino in discesa collega , attraverso il viale dei Carpini, le due  ville.

La villa Mirabellino venne lasciata in eredità  ai Trivulzio.  Durante il periodo napoleonico, villa Mirabellino venne soprannominata "Villa  Amalia" in onore della principessa Augusta Amalia di Baviera che con il suo consorte, Sua Altezza Imperiale Eugenio Napoleone, vicerè d'Italia e principe di Venezia, vi trascorse molti anni "felici" di villeggiatura.

Putroppo oggi, anche la villa Mirabellino è in uno stato di conservazione non ottimale.

 

 
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