Avvenimenti e curiosità storiche legate al territorio della Circoscrizione 1
Conosci qualche aneddoto o fatto storico che abbia contribuito alla formazione dei quartieri della Circoscrizione 1 (centro storico e viale Libertà) come lo conosciamo adesso?
Allora scrivici e potrai vedere la tua storia pubblicata in questa sezione.
Piazza Trento e Trieste: da sempre centro della vita cittadina
La grande piazza da sempre rappresenta uno dei luoghi più significativi di Monza.
Anticamente era nota come Pratum Magnum, cioè "Il grande spiazzo erboso", e si trovava immediatamente al di fuori delle mura cittadine.
Qui regolarmente venivano allestiti mercati per la compravendita di prodotti alimentari e artigianali, soprattutto per quanto riguardava le merci più ingombranti come legna, fieno e paglia.
Nello stesso luogo aveva sede la fiera del bestiame di San Giovanni, che dall’alto medioevo è arrivata fino ai giorni nostri, spostandosi nella sede dell'ex-macello comunale.
Il ponte della Mariotta
Il ponte che collega via Bergamo con via De Gradi una volta era preceduto dalla porta De Gradi che fu distrutta nel 1898.
Fin da allora il pontre prende nome dall’ortolana Mariotta che era solita posizionare la sua bancarella per la vendita al dettaglio sotto l’arcata della porta.
La monaca di Monza
Quella che tutta Italia conosce come Gertrude, la monaca di Monza, era in realtà Marianna de Leyva, figlia di un ricco condottiero spagnolo, che per avversa fortuna si trovò affidata alle monache del monzaetro di Santa Margherita in Monza fin dall’età di 13 anni.
Il convento appartiene ora all’ordine delle Umiliate ed è collegato alla chiesa di San Maurizio di piazza Santa margherita.
E’ in queste stanze che la monaca all’età di 24 anni iniziò ad incontrare Giampaolo Osio, con la complicità di alcune consorelle. La relazione durò abbastanza a lungo da concedere alla "sventurata" Marianna di dare alla luce due bambine.
Per proteggere la loro relazione l’amante Giampaolo Osio fu costretto ad eliminare un numero sempre maggiore di scomodi testimoni, fino a quando la vicenda salì alla ribalta della cronaca cittadina e i due vennero scoperti, separati ed incarcerati.
Fu il cardinale Federico Borromeo in persona ad incaricarsi della verifica dei fatti e a costringere in prigionia la monaca per 15 anni in una angusta cella nel monastero milanese di Santa Valeria.
Marianna non tornò più a Monza, ma liberata dalla sua reclusione all’età di 47 anni, decise di sua spontanea volontà di restare nel monastero di Santa Valeria fino alla morte che la colse all’età di 75 anni.
La stanchezza cronica degli Olgiatesi e la processione del 25 aprile
Poco dopo la morte di San Gerardo dei tintori, nel giugno del 1207, gli abitanti di Olgiate Comasco, un piccolo villaggio che allora contava 300 abitanti, vennero colpiti da una malattia sconosciuta, chiamata syncoposis, che provocava debolezza e sfinimento tali da impedire qualsiasi attività, portando in breve tempo alla morte.
Un eremita consigliò loro di recarsi in pellegrinaggio a Monza, sulla tomba di San Gerardo, sepolto da non più di 40 giorni nel cimitero della chiesetta dell’ospedale da lui stesso fondato, per chiedere una grazia. Gli olgiatesi fecero come prescritto e vennero immediatamente liberati dal morbo che li tormentava. Fecero così voto di ripetere ogni anno la processione in devozione del santo monzese.
La tradizione si perpetua così da otto secoli, anche se la data del pellegrinaggio è stata spostata già in età tardo-medioevale dall’estate al 25 aprile per propiziare il raccolto del grano.
Una strada sulla chiesa




